Music Tumblr Themes
Next Page

Emiliano Brunori


La Sfogliatella Santarosa colpisce ancora.

La Sfogliatella Santarosa colpisce ancora.


2014 Ago 28 @ 10:58 / via: artruby / op: artruby / 2.497 note
artruby:



Andreas Gursky, Kuwait Stock Exchange, 2007.

artruby:

Andreas Gursky, Kuwait Stock Exchange, 2007.


2014 Ago 28 @ 10:55 / via: mpdrolet / op: mpdrolet / 161 note
mpdrolet:

From Blue Blanc Rouge
Christopher Anderson

mpdrolet:

From Blue Blanc Rouge

Christopher Anderson


2014 Ago 28 @ 10:38 / via: 3nding / op: 3nding / 16 note

3nding:

emilianobrunori:

3nding:

“Da cosa capiamo la natura curiosa e la passione per l’esplorazione insita in ogni essere umano? Direi che il passaggio del dito dal naso all’orecchio e ritorno della persona nella macchina di fianco a noi ferma al semaforo, sia un indizio sufficiente.”

— 3nding

Si ricorda che l’indice serve per togliere il grosso e il mignolo per rifinire. In casi di sporco difficile sul bordo interno della narice, si suggerisce l’uso del pollice, con la pelle nel mezzo e l’indice in opposizione.

De ars mundicandi cum digitus. - Emiliano Brunori, 2014.

Anche manducandi, ma sono pratiche estreme in progressivo abbandono.


2014 Ago 28 @ 10:33 / via: 3nding / op: 3nding / 16 note

3nding:

“Da cosa capiamo la natura curiosa e la passione per l’esplorazione insita in ogni essere umano? Direi che il passaggio del dito dal naso all’orecchio e ritorno della persona nella macchina di fianco a noi ferma al semaforo, sia un indizio sufficiente.”

— 3nding

Si ricorda che l’indice serve per togliere il grosso e il mignolo per rifinire. In casi di sporco difficile sul bordo interno della narice, si suggerisce l’uso del pollice, con la pelle nel mezzo e l’indice in opposizione.


Tutti loro si temevano e tenevano stretta dentro la propria avidità, e tutti, come avessero tutti gli stessi desideri, fossero quasi uno stormo d’uccelli neri, erano diretti in sincronia verso la stessa, identica, emozione. Ma nel silenzio più privato. Non li guardo e non parlo, che tutti gli altri non sappiano, perché è impossibile che possano capire un’emozione, mia, così privata. Fu allora che quell’esercito di salamandre, di sangue e adrenalina, strisciante laggiù da ore, in fremente attesa da ore, gli saltò finalmente addosso dai piedi, arrampicandosi su con mille artigli, stimolando, scuotendo, scaldando ciascuno della banda di ladri. Si sentirono fremere, anche se lì sotto faceva un gran freddo, ed erano tutti accovacciati e non in piedi, coi corpi infreddoliti e le mani gelide strette tra cosce e polpacci, a scrutare il loro comune traguardo. Quell’emozione scottante, melliflua e scandalosa, infatti, strideva con quella stanza sotterranea, piccola e chiusa, ironicamente cerulea come il cielo, pulita, essenziale, fatta di mattonelle, ordinata, meglio: vuota, anzi, no, perché al centro c’era per terra quel cubo, grande come un pouf, solo una scatola lucida nera, per terra. Il cubo, il tesoro, era il loro traguardo, ed era piccolo, molto più piccolo di quanto avessero immaginato e voluto, ma vero da toccarsi, e bello, e davanti a loro finalmente, né più né meno di certi sentimenti, quando ti sorprendono la prima volta: anelli pregiati e belli, di cui ti raccontano, li desideri, li metti volentieri al dito e sorridi solo quando finalmente te li rimiri indosso.

Finalmente aprirono il cubo. Con irruenza. Ma…non così, non me l’ero immaginato così, perché non lo stiamo facendo con delicatezza, con mano ferma? Perché strappiamo e rompiamo? Cazzo, anch’io, come gli altri, lo voglio, lo voglio subito, subito! I ladri aprirono il cubo, facendolo a pezzi, strappando l’involucro di plastica, come un bambino col regalo che finalmente lo compiace e gli spetta, il rumore un po’ sordo della plastica che si spezza, via tutto, via il nero, e dentro cosa…

Vecchie robe di informatica, per lo più inutili, da buttare, manuali di vecchi sistemi operativi, cavi e cavetti, cd, tutto è un po’ sporco, impolverato. Devo scavare, scegliere…no, buttare: è tutta roba inutile che non serve più. Qui non c’è nulla che volevo…anzi…no…cazzo, eccolo! È perfetto! L’ombrello da borsa, compattissimo, bello come lo volevo io, decorato come quella scatola che le ho regalato: motivo cachemire su sfondo turchese scuro… Perfetto, ora glielo porto.


2014 Ago 26 @ 16:31 / 1.453 note

(versi di animali della giungla)


ladyqualchecosa:

Sono nell’androne del palazzo in cui ho vissuto per breve tempo, tanti anni fa e incontro la signora anziana cha abita vicino a me, mi aspetta fuori dalla porta a braccia incrociate.

So che riconosce i miei passi.

Vuole parlare e farmi entrare per forza da lei per offrirmi uno dei suoi imbevibili caffè, ma io non sopporto l’odore di quella casa e ho un moto di fastidio allo stomaco. Sa di vecchio, di polvere e di cucinato e mi prende alla gola.

Scambio due parole e finalmente entro a casa, con un respiro di sollievo.

E’ in penombra e il mio sguardo va subito a quella porta inesorabilmente chiusa dove dorme mio padre.

Non posso aprirla per nessuna ragione e non devo fare rumore.

"papà non vuole"

Posso muovermi, camminare ma nessuno deve accorgersene.

Soprattutto lui.

Severo come sempre.

Ho soggezione, tanta.

Di quello sguardo penetrante e del suo giudicare.

Sono molto infastidita da questa situazione, ma scrollo le spalle e vado verso la cucina.

Devo preparare la cena, tra un po’ arriveranno.

Non vedo l’ora, non mi piace stare troppo a lungo da sola.

Il silenzio mi soffoca.

Mi opprime.

Inevitabile.

Scendo la scala a chiocciola, velocemente, è ripida, ma la conosco a memoria, non guardo neanche dove metto i piedi.

Mi accoglie la mia stanza preferita.

Immensa, ha un tavolo di legno al centro e intorno tante sedie, allineate.Mi piace avere amici intorno, chiacchierare anche per notti intere, cantare e suonare Giulio, il mio pianoforte.

Sistemo la spesa. Metodica, come sempre.

Improvviso, uno strano brusio interrompe i miei gesti, mi volto e mi rendo conto che non c’è più una parete e si intravede un luogo buio.

Mi assale uno strano senso di vuoto e il desiderio di andare a vedere cosa si nasconde là dietro.

Ho paura e i miei gesti sono circospetti.

Varco quella soglia. Inizia un lungo corridoio di cui non vedo la fine, c’è un barlume di luce molto lontano  e un suono che non riesco a decifrare. Cammino, è in discesa e non c’è più pavimento, ma terra e sassi, sparsi quà e là…mi muovo con lentezza.

Inizio a respirare affannosamente. Mi sento sepolta viva e c’è odore forte di terra umida.

Ai miei piedi un baratro, mi ritraggo, spaventata dalla possibilità di cadere in un buco senza fine, ma ci sono dei gradini e inizio la discesa, trascinata da una forza che mi meraviglia.

L’afrore aumenta, mi circonda di freddo, non vedo e continuo a scendere.

Di sorpresa cambia, diventa gradevole e fresco e un vento mi accarezza.

La luce si fa più luminosa come se il sole avesse trovato un buco in cui infilarsi.

Mi guardo intorno, colpita, sono in una caverna, ampia e il rumore che sentivo è quello del mare sulle rocce… mi rendo conto di avere i vestiti inzuppati, ma sono leggera e i piedi non poggiano più sulla terra umida.

Sono sospesa, leggera, e spinta dal movimento dell’acqua esco in una caletta circondata di scogli.

Verde di bagliori, luminosa.

Nell’acqua a giocare tutte le persone che amo.

I volti ridenti non emettono suoni.

non si sente vociare e io so il perchè.

Papà non si deve svegliare.

Sarebbe una catastrofe.

Mi sveglio sudata e penso che prima o poi quella porta la devo spalancare.

[alfonsina]

image


Emiliano Brunori: La cattedrale di Otranto (2014)

Emiliano Brunori: La cattedrale di Otranto (2014)


O amici vegetariani e vegani, lasciate perdere il deprimente seitan: godetevi una bella fetta di bisteccoso Pane di Matera.


Ricettina facile facile

Stasera fate come vi dico. Prendete delle patate belle grandi e fatele a fettine sottili, senza sbucciarle e senza tagliarle fino in fondo, in modo da ottenere una specie di organetto. Disponetele su una teglia e condite con olio d’oliva extravergine, spezie ed erbe aromatiche a piacimento, ma senza sale (lo aggiungerete alla fine), poi mettetele in forno per settanta minuti, che trascorrerete leggendovi un editoriale di Scalfari a piacimento. Ora che è passata quella settantina di minuti, accendete pure il forno (le patate crude fanno male) e dedicate il tempo di cottura a finirvi di leggere la seconda parte dell’editoriale. Sfornatele, salatele…e buon appetito!

Edit: sabrinaonmymind ci chiede: “A quanti gradi?”. Innanzitutto, grazie per la domanda. Il mio consiglio è di programmare il forno alla temperatura più ragionevolmente bassa possibile, così da intenerire le patate belle grandi e non disperdere né gli aromi né le energie necessarie alla comprensione del testo. La pazienza è la virtù dei forti.


architectureofdoom:

moritzbernoully:

Temple Street Parking Garage, New Haven CT, Paul Rudolph 1961www.moritzbernoully.com 2008

View this on the map

architectureofdoom:

moritzbernoully:

Temple Street Parking Garage, New Haven CT, Paul Rudolph 1961
www.moritzbernoully.com 2008

View this on the map


matthiasheiderich:

Matthias Heiderich, Northbound


Neal Boenzi: Smog Covered Skyline (1966)

Neal Boenzi: Smog Covered Skyline (1966)


INTERVALLO (SENZA PECORE)

Neviano (Lecce)

Lo spettacolo pirotecnico della festa patronale